[Wired.it] Il 2011 ha segnato un record storico per il mercato delle fotografie d’autore: l’opera Untitled 96, di Cindy Sherman, scattata nel 1981, è stata battuta all’asta per 3,89 milioni di dollari, circa 2,7 milioni di euro. L’autoritratto è assurto agli onori della stampa come foto più preziosa di tutti i tempi, e anche chi non è appassionato di fotografia ha potuto probabilmente scorgere qualche immagine dell’artista, in maglione arancione e gonna a scacchi, sdraiata sul pavimento di una cucina con lo sguardo assorto.
Non tutte le fotografie d’autore scontano valutazioni a cinque o sei zeri. I prezzi unitari possono variare di molto e il mercato è accessibile anche a chi vuole investire qualche migliaio di euro in un’asset class che soddisfi il senso estetico oltre che le necessità del portafoglio.
“Il mercato delle fotografie d’autore e da collezionismo”, commenta Domenico Filipponi, responsabile del servizio di Art Advisory di Unicredit, ” è più giovane e dinamico rispetto a quello dei dipinti, perché sino a pochi anni fa il medium fotografico era considerato ancora al pari di un’arte minore. Questo significa che le quotazioni sono ancora a livelli relativamente bassi e che c’è spazio per ulteriori margini di crescita. Gli artisti sono oggi scambiati a livello internazionale nelle aste e nelle fiere specializzate e si va dalla fotografia storica a quella contemporanea”.
Un vantaggio ulteriore degli investimenti in fotografie (come in generale nelle altre arti) è dato dall’ assenza di tassazione: chi acquista una foto a 100 e la rivende a 120 ha un guadagno netto del 20% senza dover versare un centesimo di imposte (a meno che la compravendita non rientri in un’attività commerciale).
Tutto rose e fiori, quindi? Non proprio. Prima di tutto, il mercato è accessibile solo a chi lo conosce molto bene ed è in grado di selezionare non solo gli artisti, ma anche le correnti che abbiano la maggiore probabilità di rivalutarsi nel tempo. Il rischio, per chi vi si avvicina la prima volta in cerca di affari facili, è di incappare in “bufale” o in acquisti poi illiquidabili (se non a prezzo di perdite in conto capitale).
C’è poi la questione della conservazione delle fotografie acquistate, che può richiedere vetri con filtri speciali in grado di assorbire i raggi ultravioletti e le altre forme di radiazione luminosa in grado di danneggiare l’opera. Anche in questo caso, ogni foto richiede precauzioni personalizzate, in base al tipo di stampa e di inchiostri con cui è realizzata. Non basta inoltre selezionare accuratamente gli investimenti; molto dipende anche dal giusto timing di ingresso sul mercato. Lo dimostra l’indice elaborato da Monte dei Paschi di Siena per sintetizzare l’andamento medio degli investimenti in fotografie d’autore. Alla fine del 2010, l’indice guadagnava quasi il 40% rispetto ai valori del 2006. Questo significa che un investimento da 50mila euro effettuato cinque anni prima e liquidato al dicembre 2010 avrebbe reso 70mila euro. Nel corso del 2011 il settore ha conosciuto un vero e proprio crollo, e il guadagno si è ridotto ad un mero +1,7%: i 50mila euro avrebbero fruttato appena 850 euro nel giro di 5 anni. Il risultato è deludente, ma non disprezzabile, se si considera che un investimento equivalente in azioni avrebbe perso nello stesso periodo, a causa della crisi, più o meno il 35% del proprio valore.
“Tra le arti minori“, rileva Pietro Ripa, dirigente addetto dell’Area Pianificazione Strategica, Research e Investor Relations di Mps, ” la fotografia è quella che riscuote forse il minore interesse da parte degli investitori. L’andamento volatile dell’indice ha assunto un trend discendente nel 2011 che è sicuramente proseguito anche nel secondo semestre dell’anno. Anno su anno, è logico attendersi una perdita del 30% circa. Questo perché le fotografie sono meno richieste e le aste ripetitive hanno registrato fatturati in calo. Dall’indice, però, sfuggono i risultati delle aste non consuetudinarie”.
Via| Wired.it

