Cosa ci ferma dall’adottare un piccolo sistema fotovoltaico? Se l’estetica è la risposta, forse l’invenzione che arriva dall’America è per voi. Si tratta di una vernice fotovoltaica. Sì, avete capito bene. Il prodotto frutto dell’ingegno della Notre Dame University, università famosa in America per sfornare ogni anno talenti del football e che invece – scherziamo, qui c’è tanto studio e poca improvvisazione – si scopre un MIT in piccolo.Il prototipo è figlio di diversi anni di lavoro, già nel 2008, infatti, se ne parlava con entusiasmo. C’era chi ipotizzava una macchina con la carrozzeria fotovoltaica e i Comuni già pregustavano risparmi al bilancio: come sarebbe bello avere semafori, ma anche autovelox, che si alimentano da soli, si dicevano dandosi il gomito!
Oggi la scienza e la tecnologia ha fatto un passo in avanti verso un futuro simile. L’annuncio della messa a punto della scoperta lo dà la solita ScienceDaily, rivista guru delle scoperte più innovative. Secondo quello che si legge, la vernice speciale – pare dai costi contenuti – possiede la caratteristica di contenere nano particelle in grado di funzionare come semiconduttori di elettricità. Un bel colpo per il settore, di cui ultimamente si parlava solo per le incertezze che dominano mercato e il ritiro e il fallimento di molti role player. Google e Solyndra su tutti.
Mischiando queste nano particelle, chiamate in gergo punti di quantum (quantum dots), con i composti della vernice, il risultato è una pasta che si spalma senza particolari misure protettive.
Ovviamente, essendo questa una fase sperimentale, la vernice ha qualche difetto: quello più macroscopico è la minore efficienza. Messa a confronto, su una superficie simile, la vernice incamera l’1% di energia in meno rispetto al pannello fotovoltaico, che arriva fino 15% di energia incamerata.
Via| Softpedia

