La notizia probabilmente l’avete già sentita. Speriamo che, giustamente, vi abbia indignato. L’Australia, in pieno iter per far passare una norma che mira a far sì che i suoi più grandi inquinatori riducano le emissioni fossili, si è trovata di fronte a un altro spauracchio: l’uccisione di decine di cammelli. A primo acchito le due cose non hanno nulla in comune. Andiamo per ordine. La nuova legge consentirà alle imprese di ridurre almeno parte delle loro emissioni in cambio di carbon credit – sistema di incentivi economici che premia chi riduce le proprie emissioni nocive; le ricerche hanno dimostrato che è una delle soluzioni che più funzionano.
Ma le aziende intraprendenti, hanno subito intensificato le ricerche su come massimizzare il profitto di questa norma. E qui è scattata la soluzione shock. Una società aussiee avrebbe infatti presentato un preventivo dettagliato con, tra i suoi piani per accadere ai carbon credit, la macellazione di milioni di cammelli selvatici, i cui processi digestivi portano alla produzione di metano. L’idea sarebbe quella di utilizzare questo combustibile per sostituire i combustibili fossili, abbassare contestualmente la soglia delle emissioni: e quindi rientrare nel sistema incentivi.
L’Australia ha effettivamente un grave problema con i cammelli selvatici – le specie è invasiva, calpesta la vegetazione, si riproduce rapidamente, causando problemi soprattutto agli arborigeni, la popolazione che vive ancora ai margini delle metropoli, e in più, per lo stesso motivo a cui abbiamo accennato, inquinano. Ma proporre una mattanza per convertirli in cambio di incentivi, è quantomeno controverso. Soluzione che comunque non risolverebbe ne l’una ne l’altra delle problematiche in ballo. Vi terremo aggiornati sullo sviluppo della situazione.
Via| Eco Razzi

